20 dicembre 2012

I Maya lo dissero

... e noi ce lo ripetiamo.

Ma soprattutto, su che cazzo di canale ci sarà la fine del mondo in megadiretta?

19 dicembre 2012

Pizze, foto e quant'altro

Finalmente ieri sera siamo andati (pochi colleghi) a mangiare una pizza.
Io ho saputo tutto solo ieri alle 13, è stata una cosa improvvisata. Ma ho capito presto che non era troppo improvvisata. La mia collega è incinta e si usciva a festeggiare.
Ha 23 anni!
Beata gioventù, io non mi ci vedrei con un figlio nemmeno a morire, proprio sono antimaterna, non mi va, non ce la posso fare. Mentre lei è contenta.
Scelte.

La serata è stata alquanto piacevole, ovviamente l'argomento principale è stato il lavoro, soprattutto chiacchierare dei farmacisti (ma come fanno a ricordarsi tutti i nomi a memoria? io appena butto giù il telefono resetto).

Oggi c'è stata la foto aziendale di Natale. Non volevo che venisse uno schifo così oggi ho portato la Reflex (ma le ho mai dato un nome? Penso di no, non me lo ricordo. Do' i nomi a ogni cosa, questo portatile si chiama Pellegrino. Penso che la chiamerò Fennec) e la responsabile è stata bene contenta. Ancora più contenta quando mi sono offerta di fare io il biglietto di Natale per le farmacie, proposta di cui mi sono pentita circa due microsecondi dopo.

Ho cominciato a studiare tedesco. Le prime lezioni sono una minchiata, so già che presto mi stancherò ma spero di non mollare. Tra le cose che voglio fare c'è anche la possibilità di andare a Berlino. Farà freddo? Non mi interessa.
E non mi dovrebbe interessare nemmeno la difficoltà della lingua. Il mio problema è solo non avere mai studiato una lingua e non avere metodo. Ma se riesco in pausa pranzo a dedicare agli esercizi almeno mezzora sono già contenta. Senza facebook non dico di avere tutto il tempo del mondo ma per lo meno un po' ne ho.

Il tedesco è una lingua affascinante, Berlino mi da' l'illusione di essere un posto in cui alcuni sogni si possono avverare, sono stanca di questa città, di tutte le città italiane. Sono stanca di sentire questo provincialismo dilagante.

Ma la domanda che mi pongo ora è una sola: si può fuggire, sappare lontano da ciò che si è?

17 dicembre 2012

Piccole recensioni e acquisti sconsiderati

E' finito il periodo devastante in cui dovevo usare il bepanthenol per "curare" i tatuaggi; tempo che, secondo istruzioni, durava dai 10 ai 15 giorni e che io in ogni caso ho lasciato che durasse 15 giorni per sentirmi di averli curati al meglio.
Per idratare la pelle ancora per un po' finché l'inchiostro non penetri per bene nella pelle volevo usare invece una crema naturale ma senza spendere troppo.
Così ho optato per una crema corpo della coop, linea viviverde, quella, per intenderci nutriente idratante.

Non l'avrei mai presa se non avessi guardato per bene l'INCI e scoperto che effettivamente mantiene le sue promesse ecobio. E devo dire che mantiene le sue promesse anche per quanto riguarda l'idratazione e la nutrizione della pelle. Ha due piccoli nei: un odore fruttato un po' forte (tipo albicocca) che se ti dan noia gli odori sei fregato, e difficoltà di assorbimento, cioè inizialmente la spalmi addosso e pare troppo liquida; poi man mano lascia quelle scie bianche effetto crema solare e ci vuole un po' prima che si assorba tutto. In compenso la pelle sul tatuaggio si mantiene bella idratata a lungo, anche se per essere tranquilla mi porto un piccolo barattolino con un po' di questa crema dentro, in modo che al lavoro posso spalmarmene un po' sul braccio e sul collo.
Se pensate quindi di comprare dei prodotti ecobio a basso costo, questa è un'ottima scelta. Crema formato grande costata solo 2,80 euro in offerta. Se volete provarle (tanto costano davvero poco) ci sono anche le creme viso.

Altri acquisti di questo periodo; c'è una cosa che da quando è nata mi ha sempre incuriosito: la GlossyBox.
La GlossyBox è una sorta di abbonamento mensile a campioncini cosmetici più qualche fullsize. Paghi 14 euro al mese e ogni mese loro ti mandano una bella scatolina con creme, trucchi e altro in base al tuo questionario iniziale e alle preferenze che via via lasci sul loro sito.
Bella idea eh?
Peccato che nessuno abbia mai pensato di inserisci prodotti non testati su animali o con ingredienti naturali.
Questo mi ha sempre bloccata.
Poi ieri cazzeggiando in rete trovo le recensioni della "prima glossybox green" inviata. E ci sono rimasta sotto. La ragazza che li ha recensiti è una fissatissima con le robe ecobio, tanto che si fa le creme in casa comprando i singoli ingredienti e mescolandoli.
Era sempre lei che aveva recensito le creme viviverde coop.
Posso quindi non abbonarmi? I prezzi e le modalità sono diversi (spedizione e pagamento trimestrali per 25 euro e una glossybox ogni 3 mesi) ma da che ho visto la maggior parte dei prodotti sono fullsize e il valore di essi (già controllato cercando i vari prezzi sui siti) supera di gran lunga il costo della glossybox.
Ci sono cascata in pieno.


P.s. mi rendo conto che il precedente post ha preoccupato qualcuno. Ringrazio tutti per i bei messaggi, ma sto bene. Cioè almeno la salute fisica c'è. E' un periodo nero dove mi pare di non approdare a nulla. Tutto sommato posso superarla.

Ieri ho caricato un rullino 400 ISO in questa macchina che non vedo l'ora di usare:


Presa ad aprile e ancora lì in attesa.
L'obiettivo non è malissimo perché è un 1.8 ma speravo di prendere un bell'1.4 a farle compagnia. Che poi diciamocelo, con un anello adattatore posso usarle anche sulla EOS 7D quindi sputaci sopra.
Mi manca ancora un esposimetro e ne ho visti su ebay di quelli old style che usavo anche a scuola. Tra obiettivo, esposimetro (che mi servirebbe più per la macchina fotografica della DDR) e anello adattatore non dovrei spendere più di 90 euro. Un obiettivo per la EOS 7D stabilizzato, di quel tipo, mi verrebbe a costare sulle 370 euro. Proverò prima con questo.

16 dicembre 2012

Depressione.
Quando se non vivi per uno scopo ti sembra così assurdo continuare a vivere.
Ma poi passa, eh...

14 dicembre 2012

Morta dentro

La mia pigrizia è oltremodo scorretta. Ho cominciato da un paio di giorni la mia annuale disintossicazione da facebook. Con un sito che si chiama futureme ho registrato un messaggio che mi verrà inviato solo il 13/1/2013 e che contiene la mia attuale password di facebook. Una concentrazione di caratteri e numeri casuali, qualcosa come fgysgdsfdjkjfklshjkl415454.
Ho così più tempo per dedicarmi ad altre cose. Il basso per esempio, la lettura per esempio, guardare un film per esempio, o anche andare a letto presto e svegliarmi prima per dedicarmi a makeup più complessi che non siano il solito ombrettomatitaerimmel ma niente. Finisce che muoio sul divano così. Se non altro senza facebook ora scrivo di più sul blog.

Non era così per me che dopo il lavoro mi dedicavo sempre a qualcosa. Che non guardavo mai la tv e ora sono in fissa per le serie tv manco fossi mia madre. Prima per me c'era lettura, basso, fimo, magari qualche telefilm ogni tanto. E prima ancora di queste cose sì passavo molto tempo al pc ma a fare qualcosa di costruttivo: configurare un server web ad esempio, scrivere post sul blog. Fare foto.

Quando devo scegliere una combinazione di parole per la mia vita attuale quella che più mi ispira è "morta dentro". Mi sento appassita e avvizzita, non sono più quella persona che mi piaceva tanto e che aveva tanta energia per fare le cose. Ora anche le mie scimmie svaniscono nel tempo di un lieve soffio. Una brezza che spazza via ciò che sono stata, ciò che amavo, e ciò che non sarò più.

13 dicembre 2012

12 dicembre 2012

In superficie

I prefestivi e i postfestivi sono, per un call center come il nostro, un delirio totale.
"Domani siamo aperti e di turno"
*scrib scrib* "ok"
"Domani siamo chiusi, vogliamo la consegna lunedì"
*scrib scrib* ok
"Domani non siamo di turno ma siamo aperti"
"va bene" *scrib scrib*
Ma la migliore è capitata alla mia collega: "Mi scusi non ricordo se domani sono di turno, lei lo sa?"

Nel postfestivo il dramma si ripresenta ma, come il demonio, sotto altre spoglie.
"Io ero di turno, come mai non avete consegnato?"
"Io non ero di turno ma ero aperta ma non volevo la consegna, invece mi è arrivata la merce"
"Io ero aperta ma non vi ho avvisato, come mai non ho ricevuto la mia roba?"

Quando fai un lavoro come questo, le lamentele fioccano come la neve a Bologna l'anno scorso. E ricadono su tutti come un boomerang.
"Io avevo esplicitamente detto al suo collega che volevo xyz in pastiglie orodispersibili e voi mi avete mandato le compresse rivestite, dica al suo collega di svegliarsi, non si può lavorare così!"

"Non mi importa se la merce è rimasta in magazzino, io esigo che mi venga consegnata questo pomeriggio"

In tutto questo macello la proposta, secondo me carina, della mia responsabile di farci una foto tutti insieme e spedirla ai clienti come augurio di Natale è passata in sordina.
Il problema di un posto così triste è che poi la tristezza ti entra dentro e anche se fai di tutto per scacciarla, cominci a ingrigirti anche tu.
Ormai ti abitui all'orario devastante, a stare al telefono tutto il giorno, ti mimetizzi con le pareti, diventi come la massa che ti circonda (e che tu rispetti). Le piccole chiacchierate a rate che riesci a fare col tuo compagno di sventure sono l'unico toccasana che hai. Ti senti totalmente inutile, stai facendo un lavoro che non cambia la vita a nessuno (anche se c'è chi sostiene che non sia vero), ma soprattutto non la cambia a te. Non stai imparando nulla di nuovo, rimarrai lì dentro per quanto? E tutto questo non farà di te una persona migliore. Uscirai di lì col pensiero che hai ancora poche ore d'aria e poi ricominci.

Ho anche smesso di rispondere al cellulare. Qualcuno ogni tanto mi chiama ma mi prende troppo male rispondere. Mi sento come se fossi al lavoro. Io detesto il mio lavoro, ma non i miei amici. Non voglio associare le due cose.

Come stanno i tatuaggi? Bene, credo siano totalmente guariti anche se metterò la crema almeno fino a sabato (per poi passare a una crema idratante normale). Pensavo di guardarmeli in continuazione ma quando li hai sulla pelle, è come se li avessi sempre avuti. Ho realizzato che un tatuaggio quando è così fortemente voluto, è come se ci fosse sempre stato, anche se nascosto. E che poi la mano di una splendida ragazza lo abbia portato in superficie.
Poi torno a casa, metto la crema, li guardo e penso già al prossimo, a quanto però mi sono costati e chissà quando riuscirò a farne un altro.

Li guardo e penso che sono sempre stati miei. E che dovrò portare altre cose in superficie.

Canzone del giorno: 'O sole mio Caruso

09 dicembre 2012

Per colpa di qualcuno non facciamo più credito a nessuno

Lo scorso weekend è stato molto intenso anche se come al solito non sono riuscita a fare tutto quello che avevo in mente di fare.
Venerdì ho avuto una visita medica, progettata all'uopo per quel nodulino alla tiroide che si era ingrossato. Per riassumerla, niente di trascendentale, sono in ottima salute (per essere una persona che in età evolutiva ha subìto due radioterapie di cui una a mantellina a 36 Gy e 2 chemioterapie - per intenderci, per fare 1 Gy ci vogliono le radiazioni di 100 radiografie al torace). Fry era agitato, ma volevo che venisse per conoscere il mio medico, una persona dolcissima che sa tranquillizzare chiunque.
In ogni caso dato che sto bene e non deve fare nessun agospirato al nodulino, ci vede tra un anno, verso settembre/ottobre.

L'altra novità è che finalmente è arrivato il momento del tatuaggio. Ci penso da tanti anni, e a dirla tutta il primo pensiero per un tatuaggio è stato questo:


E' tratto dal video di un musical "Hedwig and the angry inch". La canzone in questione parla e riassume una parte del Simposio di Platone. Nella fattispecie, l'immagine rappresenta le due metà appena separate e che non si incontreranno mai più.
Il problema è che questo è un concetto che qualcuno potrebbe definire offensivo, magari ci si potrebbe rimanere male nell'ottica di un concetto di rapporto di coppia basato su un romanticismo hollywoodiano stile "siamo fatti l'una per l'altra". Quindi per questo tatuaggio ci sarà ancora da aspettare un po'. In effetti, se ci pensiamo, ci cerchiamo in continuazione, da soli non sappiamo stare. Ma non esistono e non esisteranno mai due metà della mela che si incastrano perfettamente. Ci sono compromessi, punti di incontro, a volte discussioni, ed è normale e giusto che sia così.

Nell'attesa di questo, da tre anni circa a questa parte, il mio pensiero andava su un altro tipo di tatuaggio. Sulla scia di "Carpe diem" (quam minima credula postero) il tatuaggio che desideravo farmi era una scritta. Qui e ora.
Il qui e ora è una filosofia di vita. Mentre carpe diem invita a non lasciarsi sfuggire le occasioni quando queste si presentano, il qui e ora vuole lasciare da parte il passato, non preoccuparsi del futuro e vivere la propria vita in questo preciso istante. Cosa si farà domani, dopodomani, cosa è stato non esiste.
Qui e ora è come voglio vivere adesso, ma anche un ricordo a quando lo spazio (e di conseguenza il tempo) non esisteva ancora. C'è stato quell'istante in cui tutto è iniziato. E solo da allora si è potuto dire "qui e ora" in quando prima non esisteva né il qui, né l'ora.

Passando per miriadi di caratteri visionati


Alla fine, dopo mille ripensamenti ha vinto lei:

Quando il mese scorso ho annunciato a mia sorella la decisione presa di farmi il tatuaggio, ha preso coraggio e ha detto "quasi quasi vengo anch'io e me ne faccio uno piccolo sull'orecchio".
"Ok" le ho detto "allora me ne faccio anch'io uno sull'orecchio, magari ne scegliamo due complementari".

Sta di fatto che in quel mese nonostante varie proposte non siamo riuscite a deciderci. Io inoltre ho un lobo minuscolo.

La tatuatrice non è una persona qualunque. é Lara Kroft, che ora lavora per uno studio in via dell'arsenale 36, in pieno centro. Lara è la ragazza di un mio caro amico delle superiori e oltre a essere una ragazza stupenda è un'artista completa. Diplomata all'accademia, scultrice, pittrice, tatuatrice.
Qui la sua pagina facebook in cui potete vedere i suoi lavori. E ovviamente prendere contatti con lei qualora vi ispiri!

Sabato mattina, con il mio terrore di arrivare tardi siamo andati, io, mia sorella e Fry, allo studio. Ma c'era sciopero dei bus e Lara era in ritardo. E io me la stavo facendo addosso dalla paura.
Del dolore ovviamente.

Quando è arrivata poi abbiamo discusso del tatuaggio da fare. Lei ha proposto a entrambe un triskell: porte aperte per me, dunque, che ho indossato ciondoli con triskell da quando sono piccina.

Il lobo dell'orecchio e l'orecchio è vivamente sconsigliato. L'inchiostro si spande subito, non prende bene, l'area è piccola e rognosa e inoltre io, ricordiamolo, non ho lobo dell'orecchio.

Così decidiamo di farcelo entrambe sul collo dietro l'orecchio.

Chi parte? Io, ovviamente. Anche se ho fifa marcia.
Lara decide di partire dal tatuaggio sul collo. Speravo di fare prima quello sul braccio perché volevo vedere, ma non si discute con la persona che ti marchierà la pelle a vita, per cui forza e coraggio.

Copia il disegno sul collo e mi chiede se va bene. Ok.

Mi sdraio sul lettino a pancia in alto con la testa rivolta dalla parte opposta a Lara che mi dice "ora comincio". Chiudo gli occhi.
Sento il ronzio della macchinetta che comincia il lavoro, ma per il resto non sento niente. Forse in qualche punto la stessa sensazione che hai quando c'è un forte prurito. Ma niente. Sono sollevata e cominciamo a chiacchierare, del più e del meno, e in meno di 20 minuti il lavoro sul collo è terminato.

Qui un paio di foto di quando è stato appena fatto, di come è adesso (dopo una settimana precisa) e di come è stato abbinato a un vestitino e alla mia cresta.




Nella seconda foto pare un po' sbiadito perché c'è il riflesso della crema che dovrò mettere per un'altra settimana, il bepanthenol (una schifezza in fatto di petrolati ma se me lo consigliano vivamente io ci metto quello, anche se avrei preferito dell'olio di rosa mosqueta)

Comincia quindi la scritta sul braccio. Qui invece sento un po' di dolorino in alcuni punti, ma niente di terribile. Ci sono dei giorni in cui ho mal di pancia e sono piegata in due, questo in confronto non è davvero niente. Il silk epil è molto molto peggio.
Qui idem, foto appena fatto, foto fatta ora.



Il triskell di mia sorella è identico tranne per il fatto che lei lo ha fatto sul lato destro del collo e io sul sinistro.
Le indicazioni sono di lasciarlo sempre aperto ma ben idratato con la crema consigliata. La crema è unta e fa schifo ma chissenefrega.

Ogni tanto partono via pezzettini neri dai tatuaggi ma Lara dice che è normale, è la vecchia pelle che si stacca e lascia il posto a quella nuova.

Sono molto contenta per diverse ragioni, in primis quella di aver affrontato una mia paura.

Quando ho cominciato il primo tatuaggio Lara mi ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere: alla fin del salmo nella vita ci capitano tante cose dolorose che non ci scegliamo (e io traduco con "tante cicatrici visibili o non che ci segnano") e il tatuaggio è una cosa scelta. Forse per quello la affrontiamo meglio.

Questa è la mia cicatrice che mi sono scelta, che accompagna le altre che sono venute da sè e che forse le completa.

Per quel che riguarda il triskell, anche se scelto un po' all'ultimo, per me ha un significato molto particolare. Quando ero più piccina il cognato della mia migliore amica era andato in Provenza e ci aveva portato due triskell a ciondolo. Io il mio lo indossavo sempre, giorno e notte e ho smesso di indossarlo quando uno dei tre bracci si è rotto.
Poco dopo aver smesso di indossarlo mi sono ammalata. Io ero piccola e ci ho visto una causalità che non poteva esserci, ma dovevo dare un senso a quello che mi stava accadendo, e l'ho trovato in questa spiegazione irrazionale.

Quando questa mia cara amica, qualche anno fa, si è sposata, ho comprato a entrambe un altro ciondolo a triskell (che purtroppo non trovo più). Entrambi i ciondoli erano identici a questo tatuaggio.
Direi che anche lui ha quindi il suo significato oltre al legame con mia sorella che, sebbene costellato da modi diversi di vedere la vita, ci unisce nel sangue e nelle difficoltà affrontate in vita.

Oltre al tatuaggio del musical ne ho un altro, molto significativo, da farmi. Attendo un'occasione speciale e un altro po' di soldi...

Domenica ci siamo visti con Mohammed, appena tornato dal Marocco (e da altri luoghi!) che mi ha regalato questa bellissima borsa.


Dalla foto si vede poco ma è molto bella.
Vi lascio al video che sicuramente ho postato altre mille volte, in cui si vede il primo tatuaggio che mi volevo fare (anche se io riguardandolo oggi non l'ho trovato).

04 dicembre 2012

Da questa lista delle scimmie non portate a termine posso depennare alcune cose:
  • L'acquisto di un paio di scarpe alla schiava con tacco molto molto alto; 
  • L'apertura di uno studio fotografico (mancanza di soldi); 
  • L'avvio di un allevamento di bachi da seta (scimmia durata molto tempo); 
  • L'acquisto di un serpente insettivoro (scimmia durata una settimana a cui ho rinunciato per la difficoltà a reperire gli animali che spesso sono di cattura e deboli, e comunque difficili da far sopravvivere); 
  • Il tatuaggio (sono terrorizzata dal dolore); 
  • Rasarmi a zero (scimmia che va e che viene, più o meno ogni mese); 
  • Tingermi i capelli di viola (idem come sopra); 
  • Scrivere un libro (eccola! la banalità viene fuori prima o poi. chi non ha mai desiderato scrivere? scimmia non portata a termine per mancanza di idee); 
  • Mettere in ordine la stanza (comincio, poi trovo degli scritti, li leggo, trovo biglietti del treno, li guardo, mi faccio scivolare tra i ricordi e si fa buio);
Che io mi sia rasata lo sapete, che sia stata viola pure. Sabato però ho fatto i miei primi due tatuaggi, a breve un racconto del bellissimo weekend passato a Torino, del tatuaggio fatto sabato mattina (di tatuaggi ne parlo sempre e un po' ovunque ma era arrivata proprio l'ora). E sono davvero contenta. E' come le mie cicatrici, però cercata, voluta, pensata.

E ovviamente la canzone di oggi non può essere altro che:
La follia della donna Elio e Le Storie Tese


29 novembre 2012

Non c'è verso

Questo lavoro non mi garba e non c'è verso che mi garbi...

27 novembre 2012

Sono in attesa di foto che possano dimostrare l'evento ma...

... ce l'abbiamo fatta. Io, Fry, Zion, Nega e consorte ci siamo finalmente incontrati a Bologna. Mi piacerebbe raccontarvi di tre piccoli fumetti che si aggirano furtive per le strade di Bologna e di due consorti preoccupati per la loro vivacità, ma vi lascerò alle foto che caricherà presto la carissima Nega.

E' bello e buffo, incontrate così sul web, prese per gli stessi gusti, la simpatia, il casino, capelli e trucchi. Nonostante io sia una persona dai tempi biblici in fatto di amicizia sono riuscita a stabilire un bel contatto e sì, lo dico, una bella amicizia. Per cui grazie, non vedo l'ora di rifarlo, magari vedere con altri occhi un'altra città, una delle vostre. Mi ci voleva, per staccare, per sentirmi una persona e non un automa casa-lavoro, e so che sono stati contenti anche loro.
E nonostante un piccolo momento di ansia, siamo stati tutti incredibilmente in sintonia.

E Bologna non è mai stata così bella.

Grazie Baffetto e Nega per il pranzo, grazie Zion per le mandorle col miele (mangiate con i formaggi o senza sono così deliziose!), grazie Fry per la pazienza, ma soprattutto grazie a tutti di esserci, e di esserci stati. Vi voglio bene.

20 novembre 2012

Saranno 32!

Alla fine a parte lo shock del precedente post è stato un bel weekend. Sabato mattina ho lavorato, disgraziatamente. Domenica siamo stati a una fiera di modellismo qui a Bologna.
Come mai?
Bhe nemmeno sapevamo dell'esistenza di questa fiera, ma Roccio mi aveva detto che avrebbe fatto un salto da queste parti e con la scusa ci si poteva vedere così mi avrebbe dato della roba che aveva trovato in mezzo alle scatole. La mia borsa comprata a Berlino, per esempio, ma anche una maglietta e un paio di toppe dei Sofisticator.

La trovata era di mangiare qualcosa al volo tutti insieme ma Umberto e Roccio sono arrivati a Bologna molto presto così, approfittando del fatto che io e Fry avessimo lo stomaco sottosopra, abbiamo deciso di entrare in fiera e saltare il pranzo.
Abbiamo passato un bel primo pomeriggio anche se abbiamo dovuto ricordare a Roccio di non toccare nulla. soprattutto i modellini in movimento.
Ci siamo trovati bene e ci siamo anche messi d'accordo per il concerto.

Quale concerto?

Ah sciocchini.

Il 26 aprile è il mio compleanno e Till lo sapeva bene, quindi ha pensato di fare un bel concerto qui a Bologna con il suo gruppo.

Non potete capire, volevo subito i biglietti! Ma alla fine abbiamo aspettato qualche giorno per capire se qualcuno si fosse aggregato (e per qualche giorno intendo due).

Alla fine andremo io, Roccio e Umberto, anche se lì troveremo amici di Bologna. E poi chessò, mi piacerebbe prendere una birra tutti insieme in qualche dove, alzare il calice e brindare ai miei 32 anni. Ma mi basterà vedere i Rammstein e gustarmi una serata tra amici.

Non vedo l'ora!

Il mio lunedì

E scoprire che il parroco della parrocchia in cui sei cresciuta è stato allontanato perché pare molestasse i bambini. Il mondo non è più lo stesso.

16 novembre 2012

La mia multa, il mio Till

Salgo sull'autobus mentre sono al telefono. Parlo con L. ex collega con cui era successo tutto quel macello al lavoro. Dopo un mezzo casino, ma nessuno ha mai capito cosa è successo, l'avevano messa a spillare fogli, a fare piccoli lavori in magazzino. Insomma dicendo quel parolone che nessuno vuole mai pronunciare, le avevano fatto un po' di Mobbing.

A un certo punto salgono i controllori. Salgono sempre in tanti, per perlustrare meglio la zona.

Io sono senza biglietto.
Ma lo sono ormai da mesi, da agosto credo, quando avevano ridotto i bus e andavo sempre con S in motorino, al lavoro.
Non mi faccio scoraggiare, il bus è pieno, c'è parecchio macello. Per non dare nell'occhio rovisto nella borsa facendo finta di cercare il biglietto. Infine prendo il portafogli, estraggo una punta di biglietto mensile (vecchio) del bus e continuo a parlare al telefono.

Nessuno di accorge di me. Vuoi la confusione, vuoi che avevano ormai fatto il pieno di multe, ma ne esco indenne. Era la prima volta che beccavo i controllori su quella linea.

Penso quindi di non rivederli per un bel pezzo.


Qualche giorno dopo.

Salgo sul bus, non sono al telefono. Mi siedo in fondo accanto a S, il bus è in ritardo, come al solito. Noi siamo in quasi ritardo. Fermata prima della nostra, salgono i controllori.

S sbotta "Ci sono i controllori". Nemmeno lui ha il biglietto. La mia è una protesta sociale. La sua non so.

L'abbonamento mensile del bus si può comprare solo in due punti, e sono in centro. Dal tabaccaio sotto casa nisba. E coi miei orari diventa complicato andare in centro a comprare un biglietto del bus.
Eppure a Torino si vendono ovunque. Mha.

S tira fuori il suo documento, è un po' in ritardo e vuole che la cosa finisca in fretta. Io titubo.

Lascia il documento al controllore e dice di renderlo poi a me che lui deve andare al lavoro. "Ma faccio in un attimo" dice il controllore.

Ecco la nostra fermata. Penso di aver avuto troppo culo e di poter dividere la multa di S e quindi avere ancora risparmiato sul mio mancato acquisto dell'abbonamento. Ma proprio mentre mi alzo per scendere, una vocina dietro di me "Signorina? Il biglietto".

Sbuffo "Non ce l'ho"

"Ah ma non avevo capito che nemmeno lei aveva il biglietto"

Inutile dire che siamo stati la barzelletta dell'ufficio per tutto il pomeriggio.

Altre novità: il mio taglio di capelli suscita strani interessi e tantissime invidie. Da ingegneri, capocci, responsabili che mi fanno domande a colleghi e farmacisti che passando davanti all'acquario mi indicano come se fossi un animale in gabbia.
Ma non mi interessa. E' normale e se avessi voluto passare inosservata di certo non cambierei taglio ogni tre per due.

Scopro oggi che il 26/4, giorno del mio compleanno, i Rammstein suoneranno a Bologna. Gioia e gaudio, non posso mancare.

Molto probabilmente ci sarà anche Roccio e TeddyBear e forse qualche altro amico di Firenze, nonché la mia ex collega tatuata che però è in dubbio perché va già a vedere gli Iron Maiden a giugno (che garberebbe vedere anche a me) e sono concerti che disgraziamente costano un botto di soldi.

Ma i Rammstein. A Bologna. A un tiro di schioppo da casa.
Eh no, non posso mancare.

13 novembre 2012

Il mio taglio radicale







Canzone del giorno: Don't Call Me White NOFX




P.s. per la rubrica "ma come sei messo", presentiamo le parole chiave con cui sono arrivati a questo blog. Scovare la frase di senso compiuto.



08 novembre 2012

Queste ve le devo raccontare.

Nel mio lavoro succedono cose buffe, a volte. Come quando mi chiedono i sandali del dottor Scion (Scholl) o come quando vogliono i sali di Sciuffler (Shussler). O come quando, in un eccesso di francesismo, mi chiedono la crema de La rosc puason (la roche posay).

Ma altre sono davvero esilaranti.
"Buongiorno, vorrei la forcella elettrica della Oral B"
"Sì, c'era, si chiama Colibrì ma è andato a esaurimento qualche anno fa"
"No, non si chiama così, le dico come si chiama , lettera per lettera...
acca u emme emme i enne gì bì i erre dì (hummingbird"
"Ehm, sì, significa Colibrì, appunto"

"Mi spiace questo prodotto glielo invio da Bologna, le arriva domattina"
"Sì, presso...?"
"... no mi scusi può ripetere?"
"Presso?"
"Vuol dire presto? Sì le arriva domattina presto prima dell'apertura"
"No no (ridendo) presso presso, quanto costa! Sa in Emilia Romagna la zeta..."
"Mi scusi, non capisco la lingua"

"Buongiorno, mi servirebbero le gocce amare della Tropfen"
cerca cerca, dopo un po'...
"Mi scusi ma io non trovo la ditta, non mi risulta nessuna Tropfen, provo a chiedere alle mie colleghe dell'omeopatia"
Mi giro verso una mia collega "Ma che cacchio sono 'ste gocce amare della Tropfen?"
E lei, ridendo: "Ma no, Tropfen non è la ditta, vuol dire in tedesco, cerca 'Amare Tropfen', e della Weleda!"

"Buongiorno, mi servirebbero dei sacchetti"
"Di che misura?"
"Una spanna per due"
"...Le dico le misure, 17x31?"
"Eh sì, appunto, una spanna per due!"

Inutile anche dirvi che a me sono capitate quelle due di mezzo, le altre mi sono state raccontate. Ma anche:

"Buongiorno mi servirebbe uno sciroppo"
".. uno sciroppo come? Per la tosse, lassativo..."
"Uno sciroppo!"
"Sì ma che sciroppo?"
"Lo sciroppo, su lo sciroppo, quello di glucosio!"
"Ah la soluzione glucosata!"
e dillo!

In questi giorni scopro che una mia collega è incinta da tre mesi. Lo sapevano tutti, va bhe, io sono un po' un orso, sto molto sulle mie, è difficile che le persone vengano a raccontarmi qualcosa. Un altro magazzino ha chiuso. Io mi sto abituando al mio orario, anche se questo mi scazza più di quando non ero ancora per niente abituata. La mia collega dolcissima mi ha regalato una coccinella adesiva da attaccare al cellulare, socializzo, mi affeziono, e la mia dipartita ormai sta diventando qualcosa di sempre più irraggiungibile.
La cosa mi deprime alquanto.


05 novembre 2012

Di ragni, insetti, cani, rettili e leggi di cui non eravamo a conoscenza

Domenica mattina io, Fry e il mio collega con cui facevo la strada ogni mattina (ci hanno cambiato i turni e purtroppo non ci incrociamo quasi più) siamo andati al Reptilia e Amphibia day a Cesena, mostra mercato di rettili e anfibi.
A dirla tutta quando arriviamo lì non potete immaginare la gioia nello scoprire che si trattava in realtà di una esposizione canina con una piccola parte di rettili, insetti, anfibi e ragni. Sì, c'era un ragno così grosso che un topo di fogna (senza la coda) avrebbe avuto le stesse dimensioni.

In particolare c'era il campionato italiano di bassotti. Gioia incredibile nel vedere questi buffi cagnolini (che abbaiavano come dei matti rispetto ai loro cugini più grandi) di tutti i colori e taglie.
Oltre ad essermi rifatta gli occhi sui rettili (che però diciamocela tutta, alla fine sono sempre gli stessi espositori, sempre con prezzi da furto, sempre con le stesse specie. Quella di Cerea era molto più grande) ho avuto l'opportunità di vedere e conoscere nuovi cani. In particolare mi sono innamorata del Cane Lupo Cecoslovacco.



Questa razza è stata creata incrociando dei pastori tedeschi con dei lupi. L'intento era di avere un cane molto simile al lupo ma con un carattere più dolce e meno selvatico. L'esperimento è riuscito in parte. Il CLC può vivere accanto agli umani ma si dimostra spesso diffidente e ha bisogno di un polso fermo. E' un cane che davvero va dominato altrimenti farà di testa sua e non ci sarà verso di integrarlo in famiglia.

Guardandolo non si può che vedere il lupo. Non ha niente del pastore tedesco. Pelo ispido e selvatico, occhi color ambra chiara, profondi come le radici che li collega alla natura,  zampe alte e sottili. Manto grigio e bianco, orecchie dritte, muso lungo.
Quegli occhi mi hanno penetrato il cuore. La signora che ne aveva due mi raccontava che li tiene in giardino, che non soffrono assolutamente il freddo (il che è molto probabile dato che in natura non hanno cuccia riscaldata) e che loro hanno anche un gatto ma che il gatto non esce più da quando i cani sono cresciuti. Ho guardato il maschio e mi sono inginocchiata in modo da avere il mio viso sul suo muso. Ha dato una lieve leccata al naso come dire "ok, ti sto esaminando, ma non ti aspettare che ti dia quella confidenza che vorresti ricevere".

Ho trovato un'associazione che da' in adozione CLC abbandonati. Quel cane non è che sarà mio, è già mio. Al cuor non si comanda.

Ecco alcune foto. Purtroppo in fiera non ho fatto molte foto ai cani. Dovevo decidere se fare foto o farmi coccolare e sbavusciare tutta. Indovinate cosa ho scelto?

Dimenticavo, il gioco preso sabato alla fiera dell'elettronica non fungeva così tornando verso Bologna lo abbiamo riportato alla bancarella. Il tizio guarda la confezione del gioco e dice "Ma l'hai aperto!".

Dovevo provarlo telepaticamente. Fry dice che comunque sarebbe un nostro diritto restituirlo entro 10 giorni e lui ribatte con il fatto che questo vale solo per le vendite a distanza, che non dobbiamo scaldarci e mi lancia i soldi sul bancone.

Alla fine aveva ragione, un negoziante non è tenuto a riprendersi un oggetto. Sta di fatto che, a ragione o a torto, è stato ben scortese. Avrebbe potuto dire che gli dispiaceva ma che non si sarebbe ripreso il gioco perché non ne era tenuto e sarebbe finita lì invece di fare mille storie e lanciarci i soldi in gesto di disprezzo.

Spero che quel gioco gli rimanga sul groppone.

03 novembre 2012

Ho scritto ogni cosa tranne che sabato mattina io, Fry, MinchiettaUno e RagnoB siamo andati a vedere la mostra di Degas. Bella, non bella come le mostre che ho visto in altre città, ma meglio, molto meglio di altre mostre viste a Torino.

Una cosa buffa. Siamo andati a fare colazione all'associazione di Scherma, nel Parco del Valentino. Lì accanto c'erano delle attrezzature per fare ginnastica, totalmente gratuite e per tutti. Magari non c'era questo popò di strumentazione ma meglio che niente.

E' inutile, è una città avanti.







Si rideva tanto semplicemente perché riesco a essere incapace e scoordinata anche su questi attrezzi.
Della serie, non ci si smentisce mai.

Don't Stop Believing

E' circa un mese che non scrivo. Di cose ne sono successe. Per esempio siamo saliti a Torino.


Ho visto un po' di persone, ho rivisto la mia famiglia, i miei cani. Ho portato via tante cose.
La telecamera e tutti i miei filmini (che finalmente sto digitalizzando). Dentro ci sono pezzi della mia vita. La mia amata Australia. I miei nipoti da piccini. Poldo da cucciolo. La mia nonna. Un mio vecchio compleanno. Io e le mie amiche che facciamo le sceme.
Ho portato via le mie scarpe, i miei fauna box, ancora altri libri, vecchie foto.
Sabato sono andata a trovare la cugina di un mio ex.
Non so se ne ho mai parlato. Comunque siamo stati insieme quasi 5 anni, dai miei 16 ai 21. E' stata la prima persona per cui ho lasciato il tetto familiare e con cui ho fatto grandi progetti (avevamo comprato casa e io andavo ancora a scuola). Come tutte le prime grandi storie è finita e come tutte le storie che finiscono rimangono qua e là grappoli di tristezza dovuti alla mancanza della persona, delle abitudini, ma anche dell'altra famiglia che, tutto sommato, mi aveva accolto come una figlia. E i dubbi su come poi mi avrebbero vista. Lo so, non si dovrebbe pensare a queste cose, ma è normale.
Così quando ho ritrovato questa ragazza su facebook (insieme alle sue due sorelle, compresa quella piccinissima che io lasciai che aveva 4 anni e si ricordava ancora di me) ero un po' in apprensione nell'aver preso appuntamento per quel sabato. Ma mi sono detta che era una cosa da provare.
Così io e Fry siamo andati da lei.
La sua casa è davvero carina, in centro a Torino (come al solito a Torino ancora si può vivere senza svenarsi) e il suo gatto Ernesto è meraviglioso.
Ma lei è diventata più in gamba di quanto ricordassi.
Presto sono arrivati anche sua mamma, il suo babbo e la sorellina piccola. La mia apprensione aumentava.
Immaginate che sollievo non solo nel sentirsi completamente a proprio agio, ma nel sapere che non c'è stato alcun astio dopo quello che era successo. Che anzi, mi avrebbero voluto ricontattare ma non sapevano come e se era il caso di farlo.
Questo incontro mi ha aperto il cuore.
Ma non voglio approfondirlo del tutto, è stata comunque una cosa bella.

Di altre cose accadute. Il 30 ottobre siamo andati a vedere The Rocky Horror Picture Show al cinema (ridato in occasione di Halloween). Inutile dirvi che c'era un botto di gente travestita. Da Frank'n Furter, da Riff Raff e non ho più contato quante Columbia o Magenta erano sparse per la sala.
Altrettanto inutile è dirvi del caos generato dal pezzo del Time Warp. Si sono alzati tutti e hanno cominciato a ballare e io li guardavo con indignazione mista a invidia perché sapevo bene che anche io avrei voluto unirmi al gruppo ma mi sentivo troppo in imbarazzo per farlo.

Oggi invece dopo il lavoro, siamo andati a comprare un paio di calendari del canile di Calderara di Reno. I volontari mi hanno comunicato che ora il canile è aperto ai volontari anche la domenica. Non sarebbe così male una domenica ogni tanto andare a portare a spasso qualche cagnolone. So già che vorrò adottare tutti i cani che mi leccheranno la mano o che mi faranno lo sguardo tenero o che semplicemente avranno coda e orecchie tali per essere cani.
E dopo ancora siamo andati alla fiera dell'elettronica dove, insieme ad altre cose, per soli 10 euro abbiamo recuperato (guardate e sbavate) questo:


Domani, fiera dei rettili e anfibi a Cesena.
Spero di riuscire a scrivere più spesso ma il tempo è quello che è. Poco e merdoso.

Canzone del giorno: Don't Stop Believin' Journey


18 ottobre 2012

Verona Reptiles

Dimenticavo: domenica 7/10, incuranti della vacanza appena fatta, siamo stati a una fiera di rettili dove ho comprato delle bellerrime camole (che ora stanno dentro un'anta del mobile della sala, in una scatolina)


Ovvio, sono cibo per formiche.
Stavano per convincermi a comprare un serpente di cui mi sono innamorata. Il giorno che ne prenderò uno sarà questo. Pensavo che una volta trasferita a Dublino potrei allevare e vendere rettili.
Lo so, sono sempre stata contraria all'acquisto di serpenti. Mangiano topolini e non ce la posso fare. Ma il serpente in questione mangia solo topi congelati che prima di essere congelati vengono uccisi col monossido di carbonio. Il ragazzo che mi parlava (che tralaltro coltiva piante carnivore) mi ha detto che ti accorgi se un topo è morto con monossido o se è stato congelato vivo. Nel secondo caso infatti i topi sono sporchi, in quanto si fanno pipì addosso.
Certo, ora a parlarne mi vengono i brividi, mi sembra tutto così orribile. Ma le nostre mucche vengono uccise in modo più crudele.
Poi però mi dico che della mucca ci cibiamo mentre il rettile lo tieni perché ti piace. Eh, insomma ho ancora tanti dubbi, però mi piace da matti.

Sono stata contenta di aver incontrato amici vecchi (con alcuni non avevo nemmeno preso accordi, ci siamo incontrati lì, per caso. E venivano da Torino!) e conosciuto amici nuovi. Ma ora bando alle ciance. Vi lascio alle foto e al prossimo appuntamento. Fiera a Cesena, il 3-4 Novembre
E ora, tornati al lavoro, alla vita normale, che dire. Il primo giorno è stato devastante. Il venerdì stavo morendo e non ce la facevo più. Questa settimana uguale, è interminabile e lavorerò anche sabato.

La cosa brutta è che ho affrontato cose ben peggiori, ma proprio questa stanchezza infinita, quest'orario terribile, non riesco a togliermelo di dosso.

Londra - 4° giorno: bye bye

4/10/2012



Sarà difficile mettere insieme dei ricordi, non ho scritto il diario dell'ultimo giorno quindi scriverò un paio di cose, quelle che ricordo.
Ricordo che siamo andati a comprare una scatola di 6 ciambelle vicino Piccadilly Circus e ne siamo rimasti nauseati, ricordo che la commessa non sapeva cosa fosse una pera (quando abbiamo chiesto del succo di pera) e che la sua amica che era lì con lei ha dovuto disegnargliela. Poi siamo andati ad Hyde Park a salutare gli scoiattoli e a Portobello Road dove c'era un mercatino bellissimo (anche qui una bancarella con macchina analogiche e una serie infinita di obiettivi che costavano l'uno 15£ - avessi avuto i soldi mi sarei fatta una scorpacciata).



Siamo tornati poi verso Carnaby Street dove abbiamo fatto pranzo (ma era più un brunch) con un hamburger hawaiano (sul serio). Abbiamo mangiato bene, l'hamburger era spettacolare, e abbiamo speso il giusto.
Ma è tardi, andiamo a al Tate Modern.



Il Tate Modern è gratuito, e dentro ha il mondo. Picasso, Bacon, Dalì, De Chirico.
E si possono fare fotografie. Incredibile!
La struttura è stupenda, è ricavata da una vecchia centrale termoelettrica. E lo spazio è immenso.



La musica elettronica è stata gentilmente offerta da un artista di strada.
All'interno, invece, sembrava esserci un flash mob ma dato il luogo poteva anche trattarsi di una installazione artistica o una scuola di teatro. O qualcosa del genere.


Vi lascio con qualche foto degli interni.







Fry contempla un'opera d'arte

Fry sempre più dubbioso




Il Tate è qualcosa di grandioso. Bellissimo e coinvolgente. Ho visitato tanti musei ma quelli di Londra sono stati meravigliosi. Per il numero e la qualità delle opere d'arte. Per la pulizia e la cortesia. Per il coinvolgimento. Per la struttura in cui le opere sono state accolte.

E, ricordiamocelo, la gratuità. La mappa del Tate costa una sterlina, sì, ma non c'è una cassa per pagare. C'è una cassettina delle offerte e nessuno guarda cosa metti dentro.
Questo sistema basato sulla fiducia qui non funzionerebbe.

Le foto sono finite ma la giornata non è terminata.
Attraversiamo a piedi il Millenium Bridge per andare a guardare la St. Paul Cathedral, ma solo dall'esterno. Questa si paga.

Comincia a fare freddino e a esser tardi e ci appropinquiamo all'albergo. Dobbiamo alzarci alle 2.30 per prendere il bus per l'aeroporto alle 3. Abbiamo l'aero alle 7.15 e non ci sono altri bus che ci porteranno.

Così lasciamo Londra, di notte, alla chetichella. Un viaggio silenzioso.
Per un attimo ripenso a quando abbiamo preso, solo pochi giorni prima, il bus per andare nel senso opposto e la prima cosa che avevo visto, su un prato accanto all'autostrada, era un bellissimo coniglietto.

Londra mi mancherà, è una città stupenda. Pensavo che forse non è così impossibile andarci ad abitare ma tutta quella gente... No, a Londra tornerò da turista, per vedere quelle cose che non sono riuscita a vedere, perché è bella da camminare, per il "Sorry" che gli inglesi si dicono in continuazione, per il "Mind the gap" ripetuto fino alla nausea nella metro, per quegli odori speziati respirati agli angoli delle strade.
Dublino, invece, vorrei tanto abitarti, anche se sogno sempre Berlino. Ma c'è lo scoglio della lingua. Che poi si fa tutto. Penso ai nostri nonni, magari contadini che a malapena sapevano parlare un italiano corretto, e che sbarcati in America hanno dovuto imparare tutto da zero. E noi invece, con questo popò di laurea o diploma che abbiamo paura. Ma paura di cosa ormai?

Ieri ho letto un commento di una persona che scriveva su facebook.
Aveva chiesto a un'amica che viveva molto lontana dalla sua famiglia come faceva, e se non le mancava. E questa aveva risposto che non era mica italiana, non doveva per forza pranzare ogni domenica con la mamma. La verità è che abbiamo paura di rischiare, non ci buttiamo più in niente. Sogniamo il posto fisso e lì rimaniamo, ad ammuffire giorno per giorno sperando che un ictus ci prendi proprio in quel momento in cui ci siamo depilate le gambe, o che una morte nel sonno ci dia un po' di dignità. Lasciamo la nostra testa ad annullarsi in cose ripetitive che ci danno sicurezza perché abbiamo paura.

Mohammed, un mio grande amico, mi disse (riferendosi alla storia del possibile trasferimento a Dublino) che abbiamo sempre tanta paura ma poi alla fine quando ci buttiamo capiamo che la paura che avevamo non serviva a niente, che se vogliamo possiamo farlo.

Lascio Londra con la speranza di rivederla. Magari da più vicino, magari da Dublino, magari da Berlino. Ma sono stanca di qua. Sono stanca del belpaese. L'arte, il rinascimento, i romani.

Verrò ad ammirarla in vacanza, come si ammira un bel quadro.

E anche se questo lavoro non dovesse andare a buon fine, qualcosa si è mosso.

Canzone del giorno: Sympathy for the Devil The Rolling Stones


15 ottobre 2012

Londra - 3° giorno: Ronk

3/10/2012

Svegliati di buon'ora arriviamo a Regen's Park dove ammiriamo scoiattoli a gogò e gazze e altro. Dopo questa passeggiata mattutina ce ne andiamo alla stazione di Baker's Street per visitarla (è molto bella) e poi a King's Cross dove parte anche il TGV per Parigi.
Alla fine andiamo a Camden Town dove io vorrei comprare tutto ma non posso!

Ciao sono un altro scoiattolo!

Perché mi fate arrampicare se non avete cibo per me?



C'è un cielo meraviglioso e le foto non rendono giustizia

Passeggiata mattutina

Incontri ravvicinati


King's Cross Station



La bellissima Camden Town

Trovo le scarpezombie che volevo comprarmi a sole 40£. Trovo un cappotto bellissimo a sole 30£, trovo una maschera antigas stle SteamPunk a sole 20£. Se fossi ricca spendere ogni centesimo qui dentro.

Mangiamo al volo un taco e un burrito (insieme a dei tordi) e proseguiamo.




Troviamo una bancarella di macchina fotografiche vintage e un tizio si avvicina per chiederci quanto costa la nostra 7D e si meraviglia del prezzo. Dice che con con quello che è costata la nostra macchina potevamo comprarci tutto quel banchetto di macchine fotografiche.
Trovo il mio mondo ideale dentro Cyber Dog dove cercano anche personale (un po' ci ho pensato, sono  sincera). Commessi tatuati con capelli mitici ti camminano accanto, tra trucchi sugarpill, tinte stargazer e  vestiti stravaganti. Penso che se vivessi a Londra, Camden Town sarebbe il posto dove passerei la maggior parte del mio tempo. Tra mercatini di robe bizzarre e tra bancarelle di cibo etnico.

Andiamo verso Highgate perché volevo vedere un cimitero vittoriano (le mie solite fisse) ma non lo troviamo. Ci perdiamo in un parchetto, anche perché c'era da camminare parecchio dalla fermata della metro al cimitero. Inoltre Iolao è distratto, sta sempre a cosàre al cellulare, finché non si scopre l'arcano.

Ha ricevuto un'offerta di lavoro.
A Dublino.
Confesso, sono già con le valigie pronte. Ma questa è un'altra storia e prossimamente vi racconterò cosa abbiamo scoperto di Dublino cercando su web e leggendo di persone che si sono trasferite.
Intanto approfitto dei bagni del parco (pulitissimi, nemmeno il bagno di casa nostra è tanto pulito) per fare pipì e ci avviciniamo al British Museum, perché si sta facendo tardi e come ben sapete, Londra chiude presto.

Il British è un vero capolavoro di architettura e contenuti. Abbiamo visto la celebrissima Stele di Rosetta. Ah, e anche questo museo è gratuito. Avessi un posto del genere qui probabilmente lo userei per rilassarmi invece di passeggiare per il centro a vedere le solite vetrine dei soliti negozi.










Da lì facciamo un salto ad Harrod's dove compriamo del the inglese per Aga, un mio amico, e appuriamo che Harrod's non è niente di meno che una Rinascente per i ricchi.

Dopo Harrod's ci approprinquiamo in hotel (buffo, nel diario ho scritto "a casa") per un riposo veloce.

Per cena vogliamo il meglio. Andiamo a Carnaby Street nel pub Sherlock's Head a mangiare Fish & Chips accompagnati da una pinta di birra ghiacciata. La serata finisce con un vecchietto ubriaco che viene a chiacchierare con noi e fa headbanging cantando "like a rolling stones" e mangiandoci le patatine e il pollo dai piatti (Fry aveva preso un mezzo polletto). Alle 23 suonano le campane. Tra poco il locale chiude.