22 giugno 2017

Carla e la tempesta

Ieri una mia collega mi ha chiesto come mai sorridessi sempre.
"È che sono brava a nascondere".

In effetti sì, passo notti in cui mi addormento tra le lacrime, mi sveglio e riattacco. Io, che non piango mai.
Sono una sfinge, come dice C, ma ho una sensibilità particolare.

Mi rendo conto solo oggi che sto attraversando una tempesta e sto costringendo le persone che ho attorno ad attraversarla con me.

19 giugno 2017

La scuola è finita
Andate in pace.

Questo weekend appena passato è stato l'ultimo ufficiale di scuola. Dopo più di un anno passato a vivere a Firenze un weekend ogni due tra corse, treni, risate, bevute, separazioni, arrancamenti, fotografie belle e orrende, chiacchierate tra amici, compagni e (spero) futuri colleghi mi trovo ora a tirare le somme di questo anno scolastico e fare i dovuti ringraziamenti.
Le persone non sono assolutamente in ordine di importanza, per me è necessario semplicemente ricordare cosa ognuno ha fatto per me, direttamente o indirettamente, per portare a termine la scuola.

Amici latinos: dentro ci metto tutti, anche i non latinos perché il mio cuore è del Sud. Perché mi avete ricordato come gioire delle piccole cose, perché se è risolvibile non è grave.
La mia piccola cattiveria in formato concentrato, Tahio, perché l'ho adorata dal primo istante per la sua ironia, la sua spontaneità e perché mai si è negata quando avevo bisogno.
Flap per quella volta che ci siamo messi tutti a piedi nudi seduti sul lungolago (prendendoti come esempio, ovviamente). La libertà è fatta di queste piccole cose. E perché mi hai proposto come fotografa quando c'è stato bisogno, hai alimentato lo sblocco delle mie paure.
AlessanFro: il mio rude tatuato con il cuore di panna, che non ama essere abbracciato ma c'è quando ho avuto bisogno. Alcuni tuoi consigli sono stati utili anche se io sono sempre la tua amica inutile (dai capelli colorati).
Àlvaro: la tua creatività è sorprendente e anche se capisco la metà di quello che dici (lo sai che scherzo - "risposta incomprensibile") la tua aggiunta al gruppo è stata fondamentale. Sai più cose tu di fotografia di quante ne so io alla fine della scuola e sarai sempre una fonte inesauribile di spunti per me. Grazie.

Amici torinesi, mi avete aiutata in questo difficile ritorno.
Gigi, sai quanto sei importante per me. Mi hai aiutata a ridere, ad andare in bici (ehm), a tornare in pattini. Mi hai rimesso in mano il basso e mi hai sorretta in tutto questo periodo. Posso tranquillamente dire che se non sono troppo stanca da tutto è perché mi hai praticamente portata in braccio per tutto questo tempo. Sono cose che non scorderò mai: la tua dolcezza potrebbe salvare il mondo (ora puoi tornare a fare il cattivo e arrabbiato metallaro, vai). Grazie per aver guardato le mie foto con le emozioni e senza la tecnica, perché quest'ultima si può applicare con il tempo e l'impegno ma se in una foto non c'è emozione non c'è nulla. Lorenzo, hai il potere di farmi ridere di gusto e in maniera sguaiata. Hai pubblicato mie foto che non erano stupende ma credi in me e questa è una cosa bellissima. E grazie a entrambi per il trasloco. Non so come avrei fatto senza di voi.
Ragno B, che mi sei venuta a prendere a Cömo replicando il viaggio fatto 6 anni prima dalla Toscana a Firenze. Per fortuna non è stata l'esatta replica e il ritorno ha avuto un sapore alla Thelma e Louise ma con lieto fine. Sei con me dalle elementari e ti voglio più bene di quanto riesca a dimostrarti.

Cristiano, un capitolo a parte, il mio mentore. Dietro quel guscio da orso si nasconde un occhio sensibile e attento, non solo per le foto. Ti ringrazio, mille e anche più volte, per aver criticato le mie foto nel bene e nel male, per avermi aiutato mettendoci del tuo senza mai chiedere nulla in cambio e per avermi dedicato tempo, la cosa più preziosa che abbiamo.

Amici fiorentini, Marco, Giada, Gianni, Laura, Germana, Steno. Non vi siete tirati indietro quando ho avuto bisogno di ospitalità a Firenze, una volta tornata a Torino senza lavoro e con pochi soldi. Avete ascoltato con interesse i miei racconti sulla scuola, abbiamo condiviso bellissime serate e mi avete persino portata a mangiare un'ottima fiorentina come avevo promesso di fare a termine dell'anno scolastico. Mi avete convinta a portare a termine la scuola nonostante io stessi quasi per mollare ("Tanto non mi serve il diploma, dai") e devo dire che è stato un ottimo consiglio.

Compagni di classe. Il confronto con voi è stato un terrore quasi paralizzante all'inizio, eppure il mio pragmatismo mi ha portato in là e le nostre discussioni sulle foto, sui progetti e sul futuro mi hanno fatto migliorare tantissimo. Con quasi tutti ho stretto un rapporto incredibile e soprattutto con i ragazzi del B&B (che abbiamo occupato praticamente tutti insieme) le storie si sono intrecciate, le confidenze ingarbugliate e alla fine, sì, siamo diventati amici. Daniela, come avrei fatto senza di te? Sapevi cosa dirmi e quando dirlo e ogni volta che mi hai chiesto un consiglio fotografico o un consulto è per me stata una pietrolina di autostima in più.
Grazie.

Professori! Per voi un capitolo a parte ma SOLO una volta completato l'esame, suvvia, non mi voglio conquistare voti a caso.

Familiari, Madre e sorellanza, cosa posso dire che non possiate già sapere?

Ultimo nell'elenco ma assolutamente primo in ordine di importanza, Fry, ovvero Iolao.
Iolao senza di te non sarebbe stato possibile nulla di tutto ciò. Quasi in lacrime ti avevo parlato di questo sogno tenuto nel cassetto da quando vivevamo a Bologna perché temevo lo reputassi un sognomatto, un altro dei miei, una cosa da fare a metà come tutto il resto. Invece no, mi hai appoggiata, eri entusiasta almeno come me all'inizio anche se ti ho chiesto di rimanere in disparte, di non darmi consigli perché non volevo che mi influenzassi e non volevo fare cose solo per compiacerti.
Hai creduto tanto in me, mi hai permesso di lasciare il lavoro e di dedicarmi solo alla scuola.
Sono cose che non potrò mai dimenticare.

Vi amo, vi amo, vi amo fortemente tutti.

Se ho scordato qualcuno non fatemene una colpa: la mia memoria non è grande come il mio cuore.

Canzone del giorno: Amen Dunes Song to the Siren

31 maggio 2017

La mia rubrica: lenti a contatto (di merda)
Le Mensili di Salmoiraghi

Dato che finora non ci ha pensato nessuno e ogni volta che cambio lenti (mi succede sempre perché non ricordo quali lenti ho acquistato in precedenza) mi capita di indossare lenti a contatto di merda che mi devastano gli occhi, eccomi qui, sperando che possa essere utile a qualcuno.

contents: 60% XC (omafilcon A 40%, H2O 60%)
Trattasi di lenti mensili: le preferisco come tipologia di lenti perché le giornaliere sono troppo morbide e a fine giornata mi danno fastidio e le bisettimanali costano tanto per la resa finale.

Allora: lenti prese a caso, come sempre.
A una prima occhiata si presentano morbide, troppo morbide, quasi al pari di lenti giornaliere, lievemente bluastre.
Metterle senza accartocciarle è impossibile.
Spesso appena indossate sono già poco confortevoli ma il peggio lo danno dopo appena qualche ora. Si seccano da matti (e non soffro di secchezza oculare) e l'unica cosa che vorresti fare è strapparti gli occhi dalle orbite.
Per me è assolutamente no. Stamani le ho messe, sono uscita, dopo 3 ore le ho dovute togliere che mi davano già fastidio (lenti messe per la prima volta, quindi nuove, 7 giorni fa appena). Le ho rimesse intorno alle 14, alle 16 mi sembrava di avere già sabbia negli occhi.

Non mi pare nemmeno fossero le più costose: sul sito le danno a 17,90 euro la confezione che comprende 3 lenti.

Quindi sono ben felice di disfarmene completamente tra un paio di settimane, dato che è già il terzo mese che ci soffro.
Alle prossime lenti!

Se solo.

Siamo in montagna, fa freddo e c'è la neve. Siamo venuti qui perché Giorgio Clunei ci stava costruendo una villa ma poi ha interrotto i lavori e nessuno sa perché.
Mi inviti ad andare a curiosare, ma non siamo soli. È pieno di curiosi che gironzolano in questa sorta di cantiere aperto.
Ci arrampichiamo su quello che dovrebbe essere il primo livello della casa: non ci sono altre cose costruite. Forse sono i garage, non so.
Decidiamo di spingerci oltre e ci arrampichiamo sul lato della montagna fino a quando la parete, nevosa e scivolosa, non diventa quasi verticale.
Te lo faccio notare ma non faccio in tempo a finire la frase che scivoliamo giù e non capisco nulla finché non riapro gli occhi e non ci sei più.
Ti cerco per i monti al freddo, alla neve. Urlo il tuo nome ma non ci sei.
Ti scrivo su WhatsApp ma non rispondi.
Non so davvero che fare.
Chiedo alla mia amica dove posso trovare un Pronto Soccorso lì vicino, mi spiega che posso andare ad Agliè.
Vado lì e parlo con una dottoressa, le spiego la situazione. Ma lei si arrabbia con me, non saremmo dovuti andare in quel posto. Continuamente gente si fa male andando a curiosare lì, siamo stati irresponsabili. Però no, tu non sei lì, non sei stato portato in quel posto.
Intanto cala il buio e io non so davvero cosa fare: mi arriva un tuo messaggio, quasi a riprovero di quanto ti ho scritto io, preoccupata.
Sei in via Roma, a Torino, in un ospedale.

Rimango sbalordita, io così preoccupata. Tu assolutamente indifferente. Se solo mi avessi scritto prima non mi sarei quasi smarrita nei boschi. Se solo tu avessi risposto non mi sarei così preoccupata.
Se solo.

29 maggio 2017

Ritorno all'ovile

Sono tornata all'ovile.
Nella prima capitale d'Italia, in questa città barocca che mi ha cresciuta.

Sono tornata gianduiotta.

Il 14 marzo per la precisione. Poi ho fatto le scatole a fine marzo e a inizio aprile ho portato tutto via.
Ovviamente non si porta mai via tutto di sé da un luogo, si spargono anche apposta piccole parti in modo che rimanga un po' di ricordo.

Sarebbe un peccato scordare, sarebbe un peccato essere scordati.

03 maggio 2017

Il mio teatrino

Questa notte devo recitare in una sorta di commedia teatrale. Ho pensato fino ad ora che gli altri attori fossero miei colleghi e invece riconosco adesso l'immagine di P.R., compagno di corso all'Accademia Internazionale di Fotografia.
Probabilmente colui che ha organizzato tutto è A. il gestore del pub "Il Corvo Rosso" a Torino.
Sono preoccupata perché si va in scena tra qualche ora e non so niente, inoltre so di avere poca memoria e questa cosa mi spaventa. Riuscirò a ricordare le battute?

Mi danno un libro con la copertina gialla. Sono convinta di fare la parte della protagonista, donna bella e intelligente ma scopro, sfogliando il copione, di dover fare la parte di un personaggio secondario, antipatico e polemico. Il suo nome è difficile ma ricorda il nome dell'artista Blondie.
Potrebbe essere Blondid? Blondì? Biondid?

Sono poche le parti che mi sono state assegnate e non ho nessuno con cui provare, sembra che tutti siano stati avvertiti molto prima o che siano molto più sicuri di me delle loro performances sul palcoscenico.
Questo mi rende molto agitata e non all'altezza della situazione.

29 aprile 2017

A Cömo c'è il mare

A Cömo c'è il mare. Per lo meno nel mio sogno.
Stiamo andando lì, guidando per strade in discesa tra villini bianchi e palme, un misto tra Guglionesi e San Francisco, finché non mi accorgo di non avere il costume addosso. Mi rimproveri e torniamo indietro, a casa, a prenderlo. Ma mi scordo di nuovo e dopo avermi rimproverato ancora andiamo in farmacia, sul mare. Parcheggiamo male la macchina che non è rossa come nella realtà ed entriamo. Ma non è una farmacia, sembra vendere rimedi esoterici e anche lì mi scordo del costume. Penso che sia uno spreco di soldi prenderne uno nuovo quando ce ne sono due a casa ad aspettarmi, quasi nuovi, per lo più. Mi chiedi come facciamo ad arrivare al mare, e ti dico che ci saranno dei gradini o qualcosa del genere per scendere.
Guardo il mare di sotto, il cielo è nuvoloso, le onde alte e minacciose. Quando raggiungono la riva l'acqua arriva lontano e crea una seconda pozzanghera di acqua poco più avanti.
Non vorrei scendere.
Scendiamo.
C'è un asciugamano in un posto riparato e ci sediamo lì, anche se ben presto arriva una donna dai tratti sudamericani con una bambina piccola che ci fa cenno di rimanere.
Penso che anche con le mutandine e in topless posso entrare in acqua ma quando apro la patta dei pantaloni è subito chiaro che non è possibile. Sono minuscole e lasciano tutto scoperto.
Guardo il mare, ne ascolto il suono e sento il vento freddo sulla pelle. E sento una tristezza infinita addosso.

02 marzo 2017

"Ma tu li ascolti i Rancid?"

Ti ho riconosciuto da lontano, hai una tuta azzurra con cappellino da basket coordinato. E passeggi con un bellissimo cane lupo cecoslovacco. Mi hai già fermato altre due volte.
Abbasso il capo (non lo faccio mai, io rispondo e sono gentile con tutti) ma tu mi scodinzoli la mano dall'altra parte della strada e attraversi verso di me noncurante delle macchine. Mi indichi col dito, non posso ignorarti ancora. Mi tolgo le cuffie.
"Ma sei punk? Eh sei punk?"
"Guarda, ci siamo parlati almeno altre due volte e..."
"Ma li ascolti i Rancid eh? Li ascolti i Rancid?"
"Io bhe, li conosco e.."
"Ma ci vai al concerto a giugno eh?"
Affretto il passo per superarlo.
"No guarda io non.."
"Ma sei punk eh? Ma i Rancid li ascolti eh?"
La voce si fa più fievole e lontana
"Ma sei punk eh? Ci vai al concerto dei Rancid? A giugno eh?"
Mi rimetto le cuffie.

Mi allontano velocemente.

Il non dare retta alle persone mi provoca senso di colpa e frustrazione. Vorrei fare qualcosa per tutti, dedicare due minuti anche a lui, ma il peso grava sulle spalle, voglio tornare a casa, ho bisogno di fare qualcosa per me.

Canzone del giorno: Elisa Eppure Sentire (Un senso di te)